Clip di Pino: ascolta la puntata per scoprirla!
La clip iniziale è del mio caro amico Pino, patron di Game Rock Radio. Da anni pianifichiamo una puntata insieme e prima o poi la faremo. Se mi ascolti da un po’ ormai dovresti sapere che ho tempi molto lunghi ma che prima o dopo arrivo dappertutto. Quindi prendo tempo inserendolo come clip in attesa di una puntata vera e propria! Scherzi a parte parliamo spesso di musica e ricordi e questa puntata nasce proprio da li.
Ascolta “Musica e AI” su Spreaker.
Per me la musica è qualcosa di importante, forse essenziale. Ho una marea di ricordi legati a canzoni. Che si tratti di situazioni, stati d’animo o persone poco cambia: la mia testa li associa ai brani, li lega fortissimo e fa riesplodere tutto ad ogni ascolto. In qualche modo è come se ogni canzone fosse una magia evocativa del passato. E ammetto senza vergogna che questa potenza mi piace, anzi spesso la ricerco proprio. Quando voglio star bene, quando voglio ricordare qualcosa di forte, quando voglio tirarmi su. Ma anche quando sono giù di morale e voglio rimanerci per poter vedere le cose da un altro punto di vista.
Mia mamma era una fan sfegatata di Morandi e son cresciuto con le sue canzoni. Non posso scordare che il mio primo concerto fu con lei per vedere Morandi in teatro a Varese. Puoi capire quindi quanto mi tocchi dentro sentire un suo brano ora che lei non c’è più. La mente non vola solo a quella serata ma ai ricordi di una vita con lei. Che potenza può avere la musica, mi stupisce sempre.
Ma poi ci sono canzoni che ti colpiscono senza un motivo. Quelle che le senti e ti emozionano anche se magari non ne capisci il motivo, anche se raccontano qualcosa che non hai vissuto. E io queste le amo particolarmente, le trovo riuscite. Se un artista riesce a farmi emozionare parlandomi di qualcosa che non mi riguarda per me ha fatto centro. E la sua musica ha raggiunto uno degli scopi della musica stessa: quello di emozionare. O magari far riflettere o divertire: l’importante è che mi lasci qualcosa. Ti porto un altro esempio: ero un ragazzino che non capiva nulla d’inglese quando ascoltai Always di Bon Jovi per la prima volta. E senza capirne il testo mi sentivo triste, solo ascoltandola. Quella canzone è tutt’altro che felice e senza nemmeno capirla mi ha trasmesso quelle sensazioni. E per me è un esempio di canzone riuscita. Ovviamente ci sono altre canzoni con effetti simili, ma ricordo Always come la prima che mi fece questo effetto senza capirne il testo.
Questa volta non mi scuserò per aver divagato nella filosofia spiccia e nei miei ricordi perchè amo parlare dell’effetto che la musica ha su di me. Di come sia capace di mandarmi dall’ inferno al paradiso e viceversa. Nel giro di tre minuti scarsi. Lo trovo bellissimo.
Ma solo quando sono io a sceglierlo.
Gli algoritmi oggi sono addestrati su questo perchè chi li ha scritti conosce bene questo potere e sa come usarlo per tenerti agganciato all’ascolto. Perchè di questo si tratta: farti accumulare ore di ascolto per dare un senso al tuo abbonamento mensile. E ovviamente per rinnovarlo senza pensarci due volte.
Apparentemente Spotify legge la tua anima musicale suggerendoti canzoni simili a quelle che ascolti. Ma non solo! Durante l’utilizzo aggiorna il tuo dossier personale inquadrando giorni e ore nei quali ascolti musica di un certo tipo oltre ad artisti e generi preferiti. E da qui parte a costruire playlist personalizzate, cucite su misura per i tuoi gusti e i tuoi stati d’animo. Si: possiamo dire che interpreta anche gli stati d’animo analizzando vari dettagli di ciò che ascolti e di ciò che viene ascoltato a livello globale. Con gli ascolti a livello globale viene utilizzato un algoritmo di filtraggio collaborativo per creare le playlist settimanali o le nuove proposte del periodo. Con parole ricorrenti usate in tag, titoli delle playlist e testi vengono classificate per emozioni e stati d’animo. Quando farai partire una canzone analizzerà tutte queste informazioni per cercare di capire il tuo stato d’animo e proporti musica che segua il tuo mood.
Nell’immediato questa selezione automatica ti soddisferà ma tieni presente due possibili problemi: difficoltà ad uscire da quello stato d’animo e difficoltà nell’ascoltare qualcosa di nuovo.
Per lo stato d’animo non mi esprimo: servirebbe il parere di uno psicologo per capire quanto possa essere salutare rimanere magari in uno stato di tristezza continuamente alimentato da musica. Personalmente non ne faccio un problema perchè ho imparato che anche la tristezza va vissuta e assaporata però immagino che non sia così per tutti. Sicuramente è una cosa molto soggettiva figlia del contesto e della storia personale di chi ascolta. Lascio quindi questa riflessione a chi è titolato per approfondirla.
Sull’ascoltare qualcosa di nuovo invece ne posso e ne possiamo parlare senza paura. Ma quanto è bello quando senti distrattamente alla radio una frase che ti colpisce in una canzone che non avevi mai sentito prima? Canzone non per forza di cose nuova, ma che semplicemente non conoscevi. Io lo trovo bellissimo e proprio in questo modo ho scoperto artisti che ora sono trai miei preferiti. Ma questo piacere del nuovo rischia di diventare merce rara con algoritmi che ti propinano sempre più frequentemente le stesse cose. Un po’ come andare sempre nella stessa pizzeria e ordinare sempre la stessa pizza. Che a pensarci bene lo faccio, ma come diceva una mia carissima amica io ho le abitudini alimentari di un bambino di 4 anni. Sulla musica no: per fortuna sono molto più variegato ed eterogeneo!
Fino ad ora ti ho parlato di artisti, di persone in carne ed ossa che cantano, compongono e si esibiscono. Qualcuno con l’aiuto della post produzione e dell’editing, altri con l’abuso di sistemi di autotune per non stonare. Ma comunque persone reali. Ma anche qui le intelligenze artificiali si stanno evolvendo ed espandendo creando algoritmi capaci di generare musica e testi. Fai attenzione che ho detto di proposito GENERARE al posto di comporre. La composizione è una cosa raffinata che ha bisogno del genio umano. La generazione invece no. Dici al computer che vuoi una canzone malinconica ma col ritornello che deve infondere speranza, gli dici che la vuoi con lo stile neomelodico e lui ti genera un testo semplice ma che il più delle volte funziona. Un po’ come far comporre a chat gpt una poesia. Sarà una cosa elementare e senza anima, ma che si fa leggere. Con i generatori di musica funziona allo stessa maniera ma con in aggiunta il plagio di sinfonie già sentite e l’utilizzo di voci altrui rigenerate in qualche modo.
Avrai capito che la musica generata a me non piace: nei primi secondi di questa puntata ti ho detto che per me ogni brano è una emozione. E no: non riesco ad emozionarmi per una canzone generata. Magari un testo scritto da un umano con una musica generata mi farebbe cambiare idea. Ed è proprio qui che secondo me sta la chiave delle intelligenze artificiali: non sarebbe una totale generazione di una macchina, bensì un brano creato usando la macchina per lo strumento che è. E questo discorso vale anche per Chat GPT. Un esempio è proprio questa puntata nella quale ho dato in pasto a Chat GPT la frase di Pino chiedendo di trovare un nesso tra le sue parole sulla musica e la tecnologia. il GPT mi ha proposto degli argomenti, dei nessi che ho preso come spunto per scriverla approfondendo e farcendo il tutto con le mie idee e la mia esperienza con l’ascolto di musica. Idee, emozioni ed esperienze che non generatore saprà mai vivere e fare proprie. Era comunque un esperimento che volevo fare da tempo e che non so se rifarò in futuro nonostante il risultato mi piaccia molto. Ho il mio flusso di lavoro e ancora non so quanto sia disposto a cambiarlo. Almeno per ora.
Voglio però specificare un’ultima cosa: come ormai avrai capito non sono contro le tecnologie. Tutt’altro: mi piacciono e le uso. Ma come sempre sono per un uso consapevole e responsabile degli strumenti. Il mio consiglio non richiesto sulle intelligenze artificiali è proprio questo: capiamole ed usiamole per gli strumenti che sono. Skynet non sarà felice di questo, ma affronteremo il problema quando prenderà coscienza di sè! E se non sai cos’è Skynet non perderti la citazione di oggi!
Per questa puntata mi fermo qui. Prima della citazione del giorno ti ricordo che su TecnoRiflessioni.com troverai i link di approfondimento di questo episodio. Se hai domande, suggerimenti o precisazioni scrivimi su Telegram o mandami una email tramite la pagina dei contatti.
Citazione da Terminator: ascolta la puntata per scoprirla!
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- Eleonora Zanotto, scrittrice: Facebook – Instagram – Amazon
- Game Rock Radio
Fonti
- Come funziona l’algoritmo di raccomandazione di Spotify
- Spotify’s Algorithm Explained: 3 Ways it Analyzes Your Music
- Suno – Genera musica con l’IA
- Boomy – Crea musica generativa con l’IA
- AIVA – Assistente per la generazione musicale con l’IA
- The Guardian – Riflessioni sull’algoritmo di Spotify
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