Benvenuto o bentornato, io sono Alessandro Camagni e stai ascoltando la sesta stagione di TecnoRiflessioni: il podcast dove ti parlo di tecnologia come lo faccio con mamma e papà.
Prova a pensare alla tua vecchia scuola. Se domani vorresti rivederla ti basterebbe tornare in quella via e guardarla. Magari la facciata è scrostata, ma molto probabilmente la scuola è ancora li. Nel mondo fisico, le cose resistono al tempo in un modo o nell’altro.
Su Internet, invece, viviamo in una città fantasma permanente.Hai salvato una pagina trai preferiti l’anno scorso? Probabilmente non esiste più. E quel blog che leggevi dieci anni fa? Cancellato.
Si stima che la vita media di una pagina web nel 2026 sia di appena 100 giorni. Poi, il silenzio. O ancora peggio: la cancellazione.
Oggi parliamo di amnesia digitale e di come la nostra storia stia svanendo. Ma parleremo anche della Wayback Machine, cioè una “macchina del tempo” che combatte ogni giorno per non farci dimenticare chi eravamo.
Ascolta “404 pagina non trovata” su Spreaker.
Ma perché i siti muoiono? Spesso è solo pigrizia o risparmio. Un’azienda cambia nome e quindi cambia sito eliminando quello vecchio. Un giornale aggiorna la sua struttura e cambia gli indirizzi degli articoli in archivio. Lasciando però in giro link non più funzionanti.
In gergo tecnico si chiamano Link Rot che possiamo tradurre in “collegamenti marci”. È una piaga che colpisce tutto il web. Per capire la gravità pensa che anche le citazioni nelle sentenze dei tribunali americani portano spesso a pagine ormai inesistenti. Clicchi e appare il famoso “Errore 404”, cioè “Pagina non trovata”.
Stiamo perdendo la capacità di verificare le fonti della nostra storia recente. È una specie di amnesia collettiva, che può crearci grossi problemi in futuro.
Altre volte sono piattaforme di hosting gratuito che chiudono quel servizio. O magari il proprietario di quel sito è morto e nessuno ha più rinnovato l’hosting. Ti faccio due rapidi esempi: un giorno morirò e Tecnoriflessioni.com non verrà più rinnovato. Le trascrizioni di questo podcast verranno perse. Non è una cosa gravissima, ma succederà.
Su aklab.org invece avevo piccole guide informatiche e riflessioni personali scritte durante gli ultimi 20 anni: per un problema del software si è impallato tutto rendendo il sito inaccessibile. Ho provato a sistemare ma senza riuscirci e alla fine ho fatto tabula rasa. Non è una grande perdita per il web, sia chiaro, ma so per certo che un paio di articoli erano linkati in alcuni forum. Oltre a questo ho cosparso il web di link ormai rotti che utilizzavano un sistema di conteggio di click. Ho dismesso quel servizio ma i link sono rimasti in giro.
E questi sono solo alcuni dei motivi per i quali internet sta svanendo. O meglio: una parte di internet sta svanendo.
Esiste però un gruppo di archivisti che ha sede in una vecchia chiesa sconsacrata a San Francisco: è l’ Internet Archive.
Nel sempre presente e attuale romanzo 1984, Orwell descriveva il Ministero della Verità, dove il protagonista Winston aveva un lavoro particolare: riscriveva i vecchi giornali per far sì che il passato coincidesse sempre con quello che il governo diceva nel presente. Se il governo cambiava idea, il passato veniva “aggiustato” di conseguenza.
Internet Archive è l’esatto opposto del Ministero della Verità. È stata fondata nel 1996 ed è una no-profit che vive di donazioni e combatte battaglie legali per un unico scopo: far sì che il passato non possa essere riscritto o cancellato. Conservano milioni di libri, filmati storici, musica e persino i vecchi videogiochi che altrimenti sarebbero perduti per sempre.
Il loro strumento più famoso resta la Wayback Machine. Immaginala come un fotografo invisibile che da trent’anni scatta miliardi di fotografie al web ogni giorno.
Basta andare su web.archive.org, scrivere l’indirizzo di un sito che oggi è chiuso e scegliere una data sul calendario. La Wayback Machine ripesca dai suoi server quella “foto” e ti mostra il sito esattamente come appariva quel giorno. È la nostra difesa contro chi vorrebbe cancellare le tracce del passato. Ma non tutti i siti sono fotografati quotidianamente: potresti non trovare il giorno preciso ma magari un giorno della settimana prima e uno della settimana dopo.
Da ragazzino avevo una specie di blog personale sul portale studenti.it. All’epoca ogni iscritto ne aveva uno. Ora quei blog non esistono più ma per me è stato emozionante, più di 20 anni dopo, ritrovare i miei scritti tramite la wayback machine.
È anche molto interessante vedere attraverso la wayback machine l’evoluzione dei siti che usi: a partire da Google per arrivare ai siti di informazione ad esempio.
Nel 2026 stiamo producendo più dati in un pomeriggio di quanto l’intera umanità abbia fatto in secoli. E la cosa paradossale è che rischiamo di lasciare meno conoscenza di un pastore di 3000 anni fa. I Romani ci hanno lasciato le pietre e i papiri. Noi stiamo lasciando la nostra eredità in mano a piattaforme private. Se un server viene spento i nostri ricordi digitali non vengono archiviati. Vengono proprio distrutti.
Senza Internet Archive, potremmo essere condannati a un eterno presente, prigionieri di un web che dimentica tutto ogni cento giorni. Questi archivisti salvano il nostro diritto di avere una memoria digitale e di conseguenza anche reale. In qualche modo ci proteggono da un futuro “Ministero della Verità”.
A proposito del ministero ti do il mio consiglio non richiesto: se ancora non lo hai fatto leggi 1984. Rimarrai sbalordito da quanto sia attuale dopo quasi 80 anni. E non per il grande fratello trash della TV. C’è anche il film ma non te lo consiglio come scorciatoia: è un adattamento con tanti pezzi importanti sacrificati.
Ora sai perchè ogni tanto apri delle pagine e ti ritrovi l’errore 404. Non sono certamente gli unici motivi ma attualmente sono quelli più probabili. Oltre a infastidirci per l’errore dovremmo anche riflettere su cosa questo potrà causare in futuro. Perdere il blog di quando eri ragazzino non è un dramma per la società. È un problema invece perdere documenti che hanno contribuito a scrivere sentenze. Faccio questo paragone per ricoleggarmi agli esempi di cui ti ho parlato, ma ovviamente gli scenari possibili sono infiniti.
Per questa puntata mi fermo qui. Prima della citazione del giorno ti ricordo che su TecnoRiflessioni.com troverai i link di approfondimento di questo episodio. Se hai domande, suggerimenti o precisazioni scrivimi su Telegram o mandami una email tramite la pagina dei contatti.
Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato. (1984, Orwell)
Fonti
- Wayback Machine
- Sky TG24
- Paolo Attivissimo (Il disinformatico)
- Pew Research Center
- EFF (Hachette VS Internet Archive)
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