Le grandi aziende nei loro spottoni televisivi si vantano di essere ecosostenibili e di avere a cuore l’ambiente: ma è sempre così o stanno semplicemente facendo del Greenwashing?
Ascolta “Il Green Washing” su Spreaker.
Secondo la Treccani:
Greenwashing: Strategia di comunicazione o di marketing perseguita da aziende, istituzioni, enti che presentano come ecosostenibili le proprie attività, cercando di occultarne l’impatto ambientale negativo.
Per dirlo ancora più terra terra posso definirlo come “ecologismo di facciata”. Mi sembra quindi abbastanza palese che il greenwashing è una cosa negativa sotto ogni punto di vista: a livello ambientale si nasconde il reale impatto di un’attività e a livello commerciale si inganna il consumatore. Ed è incredibile come questa condotta sia davvero capace di spostare le nostre preferenze. Soprattutto in questo periodo dove finalmente siamo un po’ tutti più sensibili alle tematiche ecologiche. Al punto di spendere qualcosa in più per un prodotto a basso impatto ambientale lodando magari il brand che ha investito in queste politiche di produzione. Un esempio che ricorderai sicuramente è il cosiddetto diesel-gate di Wolksvagen: i tedeschi avevano sviluppato nelle loro centraline un software capace di capire quando la macchina era sottoposta a test limitandone le emissioni. Ma sono in buona compagnia: anche Mercedes è stata trovata con centraline truccate e sono ancora in corso le cause verso Chevrolet, Ford e BMW. Ma la lista è lunga e variegata nei settori: dalle automobili agli alimentari ai prodotti per la pulizia.
In Italia siamo stati più bravi? Assolutamente no: ENI ad esempio è stata accusata da Greenpeace di falsare i dati sulla sua ecosostenibilità ed è stata multata dal Garante per pratica commerciale scorrette. Ed è un chiaro esempio di greenwashing: ENI dichiarava che una sua tipologia di diesel fosse meno inquinante addirittura del 40%. Non lo era ecostò 5 milioni di euro di multa! Un caso meno noto riguarda invece l’italiana Miko accusata da Alcantara di aver gonfiato il proprio impegno nel rispetto ambientale. Anche questo è stato ritenuto Greenwashing.
Il green washing è da intendere quindi come un’opera di “lavaggio” dell’immagine per apparire più green, cioè più ecologici e attenti all’ambiente. Ma non è l’unico metodo ingannevole. Giusto o sbagliato che sia viviamo nel tempo dell’estremismo del politicamente corretto e ogni gruppo sociale è buono da sfruttare per apparire aziende migliori o per strizzare l’occhio ad una determinata cerchia. E se lo fanno significa che funziona. E se funziona forse dovremmo, tutti, prendere consapevolezza di quanto siamo plagiabili da dei semplici spot. Chi più e chi meno, chi per un prodotto e chi per l’altro. Ovviamente questo è un discorso molto più ampio: non ritengo stupido o plagiabile chi abbocca al green washing. Purtroppo ci sono aspetti della produzione di un prodotto che noi non possiamo sapere e quindi siamo obbligati a fidarci di quel che ci viene sponsorizzato. E se questo prodotto viene promosso spingendo su tematiche che ci sono care non possiamo incolparci per averci creduto. Diversamente da quando ci facciamo instillare nella testa bisogni che non sapevamo di avere. O meglio: di cui non abbiamo bisogno. Ho 40 anni e senza vergogna ammetto di cascarci anche io di tanto in tanto. Tipo settimana scorsa quando ho comprato un kit per far diventare multicolore la mia stampante 3D. Ne ho bisogno? No. Mi serve? molto raramente. Ma a furia di vedere video di recensori e foto di stampe multicolore ho sentito il bisogno di averla anche io per soddisfare un’esigenza che appunto non avevo. Cascarci è facile. In realtà anche difendersi lo è: ma credo che ogni tanto un inutile sfizio vada anche soddisfatto.
Probabilmente ho deragliato nella filosofia spiccia ma come sempre è soltanto il mio punto di vista: tu cosa ne pensi? Fammelo sapere nei consueti canali email o telegram!
C’è un’ultima cosa da dire: non bisogna confondere il greenwashing con il green marketing. Secondo Confindustria Bergamo:
“Il termine green marketing identifica quel gruppo di attività e strategie di marketing legate all’ideazione, produzione, commercializzazione e promozione di prodotti e servizi che generano un minor impatto ambientale possibile.”
Credo che sia subito chiara la differenza: in questo caso non si fa ecologia di facciata ma si segue un complesso filone produttivo per impattare il meno possibile sull’ambiente. La sua pubblicizzazione è solo la parte finale del ciclo di quel prodotto. Prendendola larga: chi abbraccia il green marketing mette in pratica ciò che millanta chi fa green washing.
Per questa puntata mi fermo qui. Prima della citazione del giorno ti ricordo che su TecnoRiflessioni.com troverai i link di approfondimento di questo episodio. Se hai domande, suggerimenti o precisazioni scrivimi su Telegram o mandami una email tramite la pagina dei contatti.
“La più grande minaccia al nostro pianeta è la convinzione che lo salverà qualcun altro.” (Robert Swan)
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Fonti
- Robert Swan
- Il caso MIKO
- Green Washing (Wikipedia)
- Green Washing e Green Marketing (Confindustria BG)
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