QR Code: avvertenze per l’uso

di | Luglio 23, 2025

I QR Code sono ormai entrati nella vita di tutti i giorni con una certa prepotenza: multe, menù al ristorante e pagamenti sono solo alcuni degli ambiti di utilizzo. Oggi voglio parlarti però della loro storia e del perchè sono onnipresenti. Passando ovviamente per alcune accortezze da usare.

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I QR Code nascono in Giappone negli stabilimenti della Denso Wave, una sussidiaria della Toyota e l’ingegnere elettronico Masahiro Hara aveva un enorme problema da risolvere: i codici a barre tradizionali gli stavano stretti. In Toyota ogni veicolo in costruzione veniva tracciato attraverso i codici a barre che però non riuscivano a contenere tutte le informazioni necessarie. Un codice a barre può infatti contenere al massimo 20 caratteri alfanumerici. Davvero pochi per una produzione complessa come quella di un automobile con centinaia di lavorazioni e pezzi di cui tener traccia. Fare uno storico con i codici a barre era un po’ come scrivere un romanzo su un unico post-it. Una cosa frustrante e praticamente impossibile.

Ma come spesso accade l’idea arriva quando meno te lo aspetti: il nostro Hara stava giocando a GO durante una pausa pranzo. GO è un gioco orientale simile agli scacchi e si gioca su una griglia di 19×19. In questa griglia si posizionano dei sassi che hanno un valore strategico. Immaginala e… ecco i QR Code. Il concetto alla base di tutto è molto semplice: il codice a barre è praticamente una linea con tutti i suoi limiti tecnici. La matrice dei QR code è uno spazio bidimensionale nel quale poter inserire molti più caratteri. E quindi molti più dati.

QR sta per Quick Response, cioè “risposta veloce”. Vero è che questa è una caratteristica importante che lo contraddistingue ma credo che sia seconda per importanza rispetto alla quantità di dati scrivibili in un singolo QR Code. Passiamo dai 20 caratteri tradizionali ai 7000 numerici del QR. O 4000 se alfanumerici. Come passare da una cartolina ad un’enciclopedia. Una dimensione enorme e pienamente sfruttabile!

Altra particolarità rivoluzionaria nel settore è la correzione degli errori integrata. Il QR Code può essere danneggiato fino al 30% ma rimanere comunque utilizzabile. Non entro nel merito del perchè e del per come ma Hara ha impiegato ed integrato gli stessi algoritmi che vengono utilizzati nei Cd e nei DVD.

Hara ha praticamente creato una tecnologia capace di far apparire preistoriche tutte le soluzioni impiegate prima dei suoi QR Code. Ma non è tutto: Denso Wave e Hara erano talmente convinti della portata della loro rivoluzione che decisero di brevettare il QR nel 1999 ma di renderlo royalty free. Questo significa che chiunque può crearli e utilizzarli senza dover pagare nulla a Denso Wave. Una scelta visionaria che ha trasformato una innovazione industriale in un fenomeno mondiale, in un qualcosa che ti fa pensare “ma come diavolo facevamo prima?”.

Nel QR Code nessun elemento è a caso: i 3 quadrati che trovi in tre angoli servono per far capire al lettore dove inizia e dove finisce il codice da leggere. Questa accortezza serve a rendere più veloce la lettura. Altri elementi servono a calibrare la dimensione e altri ancora servono a correggere le distorsioni durante la lettura. Ovviamente poi ci sono i dati e questi sono ridondanti: questa ridondanza permette all’algoritmo di ricostruire i dati nel caso di danneggiamento del QR. Per questo motivo un QR può essere leggermente macchiato o stropicciato rimanendo comunque funzionante! E credimi: per lavoro eseguo molti pagamenti con dei QR che sembrano reperti di guerra per quanto malmessi ma che funzionano. E questa cosa ha finito di stupirmi solo quando ho ricercato informazioni più approfondite proprio per preparare questa puntata. O meglio: prima mi stupiva il fatto che funzionassero in certe condizioni. Ora mi stupisce la perfezione di questa tecnologia.

Nel 2000 in Giappone erano già diffusi telefonini e dispositivi capaci di leggerli. Per questo motivo ci volle pochissimo tempo per far si che diventassero uno standard onnipresente e utilizzato ovunque. In occidente invece ci volle più tempo: bisognò aspettare l’arrivo di iPhone nel 2007 e Android nel 2008 per avere realmente un utilizzo di massa. Questi dispositivi misero nella tasca di tutti un potenziale lettore di QR Code allargando quindi la platea di utilizzatori e di potenziali utenti.

L’uso più comune che oggi ne facciamo è per aprire siti web o eseguire pagamenti: è innegabile quanto sia comodo scansionare un QR e trovarsi sul profilo Instagram di un’azienda o di una modella. Ma anche inquadrare un QR ed eseguire il pagamento all’istante. Te ne parlai un pochino in quella vecchia puntata sul sistema PagoPA, tanto per citarne uno. Sempre nel settore dei pagamenti esistono circuiti che consentono di pagare tramite app e QR: un esempio tutto italiano è SatisPay: inquadri il QR, inserisci l’importo e il pagamento è fatto!

Anche il fitness ha implementato questa tecnologia: nella palestra che frequentavo alcune macchine avevano un QR da inquadrare per aggiornare in tempo reale lo stato dell’allenamento sull’app dedicata. Non veniva usato molto perchè le macchine erano collegate in rete e generalmente veniva usata una chiavetta per la gestione dell’allenamento, ma in caso di dimenticanza c’era questo sistema altrettanto valido. Tutti i dati venivano poi salvati ed era possibile consultare lo storico da app o sito web.

Ma ti ricorderai sicuramente nel post pandemia bar e ristoranti col menù digitale accessibile tramite codice QR: alcuni lo hanno mantenuto anche ora per una semplice questione di comodità di aggiornamento. Non devono più ristampare il menù o correggerli a mano: una modifica sul menù digitale e tutti i clienti avranno il menù aggiornato. So che a molti il menù digitale non piace, ricordo gli inviti a boicottare i locali che utilizzavano il menù digitale. In quel caso si trattava di una scelta ideologica che come tale va presa. Personalmente non amo troppo il menù digitale: sono uno di quelli a cui piace consultarlo con calma, sfogliarlo facendo mille volte avanti e indietro tra le pagine. Sicuramente sarà il futuro nella ristorazione ma se c’è la versione cartacea sono più felice. E finchè ci sarà io sarò felice di sfogliarlo. E dopo… beh dopo mi adeguerò ovviamente!

Lo stesso Green Pass dell’era covid non era altro che un QR con all’interno le informazioni crittografate sulla posizione vaccinale. Ovviamente nell’ambito ospedaliero i QR vengono utilizzati per tante altre cose: l’esempio sul green pass credo sia però quello che abbiamo tutti bene in mente. Oltretutto credo sia anche lo strumento con il quale la popolazione più anziana è entrata realmente in contatto con questi codici.

Ma anche viaggi e intrattenimento hanno abbracciato questo standard: biglietti per aerei, partite e concerti sono ormai disponibili sia in versione cartacea che in versione digitale ma entrambi con il proprio QR. Devo ammettere che essendo un accumulatore compulsivo di ricordi la versione digitale dei biglietti non mi entusiasma: preferisco il cartaceo. Amo la tecnologia ma preferisco il cartaceo: lo so che sembra un controsenso ma credo dipenda dalla mia età: sono nato in un’era ancora analogica ma che è stata a cavallo del digitale. E quindi per alcuni aspetti prevale ancora quell’amore per il classico. Immagino che questo sentimento nostalgico sia incomprensibile ai più giovani.

Un uso creativo è stato quello fatto da Perugina che li ha inseriti nell’iconico foglietto: una rapida scansione porterà all’ascolto della frase direttamente dallo smatphone. Tutto questo al costo del cioccolatino e con l’extra della nostra privacy. Stando all’analisi di GarantePiracy.it il sito di destinazione è una sanguisuga affamata di dati personali che preleva attraverso cookies e trackers. Come per tutte le fonti che utilizzo te la lascio linkata su TecnoRiflessioni.com: vale la pena leggerla e rifletterci sopra. Questo non è comunque un pericolo nuovo: è purtroppo la triste realtà dell’internet di oggi.

Ma i QR sono anche in grado di coinvolgere: quante volte ti è capitato di vederli apparire sul tuo televisore durante uno spot o una trasmissione televisiva? Sicuramente un modo più efficiente rispetto all’ invitarti a digitare sul tuo smartphone l’indirizzo web del venditore.

Ovviamente non hanno perso la funzione principale: vengono tutt’ora stra usati nella produzione e nella logistica: sono sicuro che li avrai notati sui pacchi che ricevi. Sono una soluzione universale adottata da ogni compagnia. Che si tratti di Poste, Amazon o DHL poco importa. Tutti usano i qr code per il tracciamento!

Questi sono solo alcuni dei casi di utilizzo: in realtà potrei parlarne per una puntata intera solo elencandoli per quanti sono. Ma andrei troppo per le lunghe e mi allontanerei dallo scopo di questo podcast che vuole darti delle basi sulle quali approfondire in autonomia.

Ma come quasi tutte le tecnologie c’è anche un lato oscuro che riguarda la sicurezza: più una cosa viene adottata e più viene attenzionata dai delinquenti. I QR Code non fanno eccezione e sfruttano una semplice leva psicologica: l’automatismo. Quando vedi un QR sei portato a scansionarlo, è un’azione ormai talmente abituale che non fa attivare al nostro cervello i meccanismi di diffidenza. Prima di inserire un indirizzo web trovato appiccicato ad un lampione ci penseresti due volte. Ma se è un QR con scritto “scansionami” è più facile che tu lo apra. Alcune app prima di aprirlo ti mostrano il link testuale che può metterti in allarme. Altre purtroppo no e lo aprono direttamente portandoti su siti di phishing, cioè su siti che si spacciano per altri convincendoti a inserire i tuoi dati o a scaricare app infette. Cascarci è facile e la colpa non è dei QR: ricorda sempre che la tecnologia può tenerti in sicurezza ma solo fino ad un certo punto. Il fattore umano è sempre determinante per prevenire problemi. Ed è proprio grazie al fattore umano che vengono fatte truffe usando la tecnologia come mezzo.

Se te ne parlo è perchè purtroppo la cronaca nazionale e internazionale ci ha già riportato molti casi di truffe via QR. E sono una più ingegnosa dell’altra nella loro estrema semplicità. La strategia d’attacco è sempre la stessa: sfruttare la nostra disinvoltura nella lettura dei QR. E questo può avvenire appicciando magari un QR fraudolento proprio sopra uno legittimo o magari inviarti per posta ordinaria una lettera apparentemente della tua banca. Questo modo di truffare è stato battezzato QUISHING, un termine inascoltabile che richiama al ben più noto phishing. Un fenomeno tanto preoccupante da far diramare allarmi dalla Polizia Postale.

Ad Austin, in Texas, nel 2022 dei truffatori hanno sostituito i QR code di 29 parchimetri prendendosi così soldi e dati delle carte di credito usate per pagare. E c’è da dire che son stati anche pigri a falsificarne solo 29 su 900! Scherzi a parte riesci a vedere la pericolosità di questo sistema?

In Italia non siamo certamente da meno: a Milano qualcuno ha messo delle finte multe sulle auto in sosta con un bel QR per il pagamento. Non si sa in quanti abbiano abboccato ma lo scontrino era fatto veramente molto bene e da quanto ho visto nelle foto pubblicate veniva anche riportata via e targa del malcapitato. Una cosa studiata veramente bene e che avrà tratto molti in inganno. Scansionando il QR si apriva un bel sito che sembrava quello della polizia locale nel quale inserire i dati della carta per eseguire il pagamento.

E questo fenomeno è in crescendo: negli Stati Uniti le segnalazioni di truffe con QR sono aumentate del 400% in due anni mentre in Italia i casi sono triplicati in 12 mesi stando ai dati della Polizia Postale. Senza poter contare le truffe andate a segno che non vengono denunciate per vergogna.

Le precauzioni da prendere sono veramente poche e semplici: si tratta solo di avere buon senso e lucidità durante l’utilizzo. Usa applicazioni che ti mostrino prima il sito che andrà ad aprire e dopo averlo aperto verifica sempre che sia il sito corretto. Lo so che sto trasformando la semplicità della scansione in un processo più macchinoso ma ricorda sempre che sul tuo smartphone ormai c’è tutta la tua vita: vuoi davvero regalarla al primo ladro che passa? Ovviamente ti sconsiglio anche di aprire tutti i QR che trovi in giro o che ti arrivano da mail sconosciute o addirittura per posta ordinaria: la prima verifica dovrebbe proprio essere la fonte. Che in questo caso è il luogo dove l’hai trovato. Potresti pensare che una cosa arrivata per posta ordinaria sia sempre affidabile. E questo i delinquenti lo sanno bene: i truffatori moderni hanno imparato a investire per portare a termine le loro truffe. E quindi per loro la spesa per un migliaio di francobolli è solo un piccolo investimento per attuare il loro piano criminale. Poi dovresti controllare che il sito su cui sei finito sia affidabile e che sia effettivamente quello che dovrebbe essere. E se proprio devi solo a quel punto potrai inserire i dati richiesti. Tieni a mente che se anche le maggiori banche italiane stanno mettendo in guardia sui QR significa che il rischio è reale e concreto. Ma sopratutto che è già qui.

Però nonostante tutti questi rischi i QR code continuano ad evolversi. E continueranno a farlo nel prossimo futuro. La stessa Denso Wave ha introdotto varianti rettangolari per superfici più piccole consentendo così di applicarli anche dove prima non era possibile. E l’adozione in ogni dove è sotto i nostri occhi. Però mi raccomando: utilizzali con sempre con attenzione.

Questa puntata fa parte della mia piccola campagna di sensibilizzazione sull’uso dei QR: fuori dalla mia attività ho messo degli adesivi con un bel QR da scansionare. Una volta scansionato ti porta su infoqr.in, una pagina di semplici avvertimenti sull’uso dei QR stessi. Sto scrivendo questa puntata il 10 giugno e la pagina ha collezionato poco più di 200 visite in due mesi. Quindi circa 200 persone che hanno scansionato un adesivo solo perchè c’era scritto sopra “Scansionami” senza un contesto preciso o un motivo valido al di fuori della curiosità.

Questa è una di quelle rare occasioni nelle quali ti chiedo di condividere l’episodio: credo sia importante mettere in guardia sul corretto uso di uno strumento così onnipresente nella nostra quotidianità. Sentiti libero di condividerlo con chiunque credi possa trovarlo utile!

Per questa puntata mi fermo qui. Prima della citazione del giorno ti ricordo che su TecnoRiflessioni.com troverai i link di approfondimento di questo episodio. Se hai domande, suggerimenti o precisazioni scrivimi su Telegram o mandami una email tramite la pagina dei contatti.

 

“Il progresso tecnologico è come un’ascia nelle mani di un criminale patologico.”

Albert Einstein

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